Allan Sillitoe vince l’edizione 2008 del Premio europeo della poesia

La premiazione si è tenuta a Treviso, presso Casa dei Carraresi, il 7 novembre scorso.

La Giuria del Premio Europeo di Poesia edizione 2008, composta da John F. Deane (Irlanda), Kjell Espmark (Svezia), Lorand Gaspar (Francia), Christos G. Lazos (Grecia), Cees Nooteboom (Olanda), Iztok Osojnik (Slovenia), Paolo Ruffilli (Italia), Willem van Toorn (Olanda), Jordi Virallonga (Spagna), nella cinquina dei poeti finalisti Luciano Erba (Italia), Alain Lambert (Francia), Robert Minhinnick (Galles), Maria do Rosario Pedreira (Portogallo) e Alan Sillitoe (Inghilterra), ha scelto come vincitore lo scrittore inglese Alan Sillitoe.

Alan Sillitoe (Nottingham, 1928), poeta e narratore, è uno dei maggiori scrittori inglesi viventi oltre che una delle coscienze critiche più vigili del suo paese. La sua opera poetica, inaugurata da Senza birra né pane (1957), comprende numerose raccolte tra le quali: I topi e altre poesie (1960), Tempesta: nuove poesie (1974), Neve a nord di Lucifero (1979), Il sole prima della partenza (1984). Come narratore ha esordito con Sabato notte e domenica mattina (1958), cronaca impietosa della giornata di un operaio, a cui hanno fatto seguito numerosi romanzi come La chiave nella porta (1961), La morte di William Posters (1965), Un albero brucia (1967), Viaggi a Nihilon (1971), La fiamma della vita (1974), La porta aperta (1989), La guerra di Leonard (1991), Compleanno (2002), e le raccolte di racconti La solitudine del maratoneta (1959), La figlia dello straccivendolo (1964) e Nuove storie corte (2003). Nel 1995, ha pubblicato l’autobiografia Una vita senza protezione. In italiano, esce ora la raccolta di poesie Ritratto di un saccheggio (edizioni del Leone).

MOTIVAZIONE:

Da una parte, le presenze insinuanti della natura, luoghi, ore, stagioni: il bosco che appena oltre la soglia si fa giungla, la luna che non ha perso la sua verginità dopo lo sbarco degli astronauti ma “è diventata lesbica”, l’occhio del sole fattosi serpente che striscia con le sue spire dentro l’inverno, un febbraio scivoloso che schizza verso la primavera. Dall’altra, il corpo vivo della città malata, nelle viscere nascoste e nei suoi spazi aperti: il lamento di una cornamusa che pugnala i passanti, il cieco che chiede l’elemosina sul marciapiedi, l’ambulanza all’angolo della strada con l’uomo che stanno caricando sulla barella e con l’immagine della morte che entra in scena mentre intorno non si ferma niente. Il contrasto nelle sue varie forme (natura-cultura, movimento-arresto, caldo-freddo, luce-buio) domina la potente poesia di immagini e pensiero di Alan Sillitoe. Gli incontri-scontri tra uomini e donne fanno parte del tessuto irto e opaco dell’ordinaria quotidianità: con lui spezzato in due e schizofrenico che è sempre in fuga e lei che chiede: “quand’è che torni?” L’amore è esaltazione e strazio, è la passione che alimenta l’alchimia della vita che ricomincia ogni volta dentro il flusso del sangue: “carne su carne” finché carne e cuore si mescolano nella più fonda cavità. Così che lui può dirle: “ti vedo nuda attraverso le tue bugie, / attraverso l’amore, nuda oltre la verità / che non permette a te stessa di vederti”. Il ragazzo che fondeva i soldatini di piombo per ricavarne altre forme e studiava le mosse di una falena con le zampe posate sui comandi della radio è l’uomo che sputa sul fazzoletto per sfregare via una svastica disegnata sul muro e che guida l’auto da Gerusalemme a Gerico quasi galleggiando nella discesa verso il Mar Morto, incapace di credere al silenzio come al modo migliore per capire. “Dove stai nascosto?” grida ed ecco l’immagine di Dio che con la superlama del suo serramanico spartisce la terra, scolpisce l’acqua e crea con un atto sanguinario l’uomo e la donna. Un Dio che non parla mai mentre gli altri, come Lucifero, devono far uso della voce per dare forma di parola a ciò che Lui in silenzio ha già deciso. E Lucifero credeva che Dio avrebbe governato per mezzo suo e delle sue parole… Ma Dio governa solo. È, se mai, l’uomo a governare per mezzo di Lucifero. E, imparando da Lucifero, lo scrittore ha una penna che spesso graffia come fa la spina della rosa: “senza mai umiltà e senza ignoranza / tiene buono il mondo, raccontandogli una storia”. Ma non gli basta di fare come il giovane coniglio intento a far man bassa del tesoro verde dell’orto muovendosi di solco in solco con la coda dritta, non teme di farsi accecare “oltre ogni inclinazione” proprio da ciò che lui stesso in passato ha pensato bene di oscurare, ed ecco il suo Ritratto di un saccheggio (Edizioni del Leone), da testimone e irriducibile poeta capace di uno sguardo nitido e graffiante sulla realtà, ironico e impietoso eppure senza mai perdere la forza della complicità.

FESTA DELLA POESIA IL 7 NOVEMBRE

Per festeggiare il vincitore del Premio, si è svolta  il 7 novembre a Casa dei Carraresi a Treviso (alle ore 16) un recital di poesia con la partecipazione dei poeti: Casimiro de Brito (uno dei tre massimi poeti contemporanei in Portogallo), Patrizia Cavalli (la poetessa dell’amore, famosissima in Italia tra i cultori del genere), Ruth Fainlight (newyorkese trapiantata in Gran Bretagna, l’amica di Silvia Plath, di grande potenza espressiva), Elena Švarc (la maggiore poetessa oggi in Russia, di forte impronta religiosa, erede della grande tradizione della Achmatova e della Cvetaeva).

Il Trio di Archi (Vinicio Marchiori, violino; Walter Barbiero, viola; Anna Campagnaro, violoncello) ha eseguito brani di musica classica (musiche di A. Corelli, L. van Beethoven, A. Roussel).

Conduce Paolo Ruffilli

PREMIO EUROPEO DI POESIA

La costruzione dell’Europa è la storia di un dialogo tra culture diverse che hanno saputo realizzare, nelle singole differenze, una cultura comune. Così la cultura in Europa è da sempre una manifestazione delle culture nazionali, regionali e locali, ma anche lo specchio di un sapere e di un’esperienza comuni, sopranazionali. Proprio per questa sua duplice valenza, garante nello stesso tempo dell’identità delle singole parti e del carattere di insieme della comunità, la cultura è l’essenza profonda della nostra scelta democratica e uno degli argomenti fondamentali dell’attuale dibattito sul futuro dell’Europa.

Il trattato di Maastricht del 1993 che istituisce l’Unione europea assegna, con l’articolo 151, un ruolo di primo piano alla cultura e, negli ultimi anni, la cooperazione culturale è diventata uno degli obiettivi principali dell’azione comunitaria. Tra le altre iniziative, nel campo specifico della letteratura (poesia, narrativa, saggistica), le istituzioni europee favoriscono la circolazione delle opere degli autori contemporanei dei vari paesi europei, nel più ampio programma di “Cultura 2000” che promuove la mobilità degli artisti, l’accesso alla cultura per tutti, la diffusione dell’arte e della cultura, gli scambi e la conoscenza della storia dei popoli europei.

In tale ambito, a sostegno della forma di letteratura più alta, ma anche di più difficile circolazione, la poesia, la Fondazione Cassamarca organizza, in collaborazione con la Commissione Europea e sotto l’egida dell’Unesco, il PREMIO EUROPEO DI POESIA, da assegnarsi per il complesso dell’opera e della carriera a un poeta di uno dei paesi della Comunità che abbia testimoniato nel suo lavoro l’importanza irrinunciabile dell’Europa unita e dei suoi valori comunitari.

Il Premio Europeo di Poesia è sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Fondazione Cassamarca